Wonderland
Mar. 18th, 2020 08:31 pmChallenge: COW-T #10 - week 6, mission 4
Prompt: salto temporale + memory loss
+ prompt di scorta - F1 - immagine
Wordcount: 916 parole
La casa nel parco non sembra qualcosa di cui fidarsi. Ha lati storti e angoli imperfetti e sembra uscita da una fiaba.
Non si stupirebbe avvicinandosi di trovarla completamente costruita con marzapane, cioccolata e biscotto.
Alice lo sa, ha un serio problema di omonimia. Ha lunghi capelli biondi e si rifiuta di indossare vestiti azzurri, perché a dieci anni si è già stancata dei continui scherzi dei suoi cosiddetti amici.
Anche una bambina ha un limite di sopportazione a quante volte le si possa chiedere dove ha lasciato il Bianconiglio.
Così al parco oggi ci è andata da sola.
Da sola, perché Marco le ha urlato contro ‘tagliatele la testa!’ e tutta la classe ha cominciato a gridare con lui e lei si è sentita sopraffatta, proprio come la sua omonima alla fine del cartone animato. Con la differenza che lei non si è svegliata di soprassalto.
Alice sa che nel parco, da sola, lei non ci dovrebbe andare - e che se uno sconosciuto le si avvicina lei deve scappare, e che no, per quanto accattivanti, le caramelle non le deve accettare, sua madre glielo ha ripetuto fino alla nausea - eppure eccola lì, da sola, nel parco.
Comincia a pentirsi se deve essere onesta, perché quella casina è inquietante e il cielo è plumbeo e promette pioggia.
Però lei da sola in quella casetta non ci vuole entrare e a casa non vuole tornare.
La porta si apre, quasi da sola e una testa rossa, una zazzera di capelli rossi ne sbuca fuori.
“Ciao!”
L’altra bambina non può essere tanto più grande di lei, un anno al massimo, eppure non ha avuto nessun problema a percorrere quei pochi passi che la distanziavano dalla porta sghemba e fare di quella casupola il proprio passatempo pomeridiano.
“Come ti chiami?”
“Alice!”
“Io sono Tania! Non startene lì impalata, vieni a giocare!”
Alice quella strana bimba non l’ha mai vista prima e poi quella casa le sembra stregata. A dieci anni, Alice non si fa nessun problema a dirglielo in faccia.
Tania è una bimba itinerante, figlia di circensi in paese per lo spettacolo. Hanno i tendoni piantati proprio nel parcheggio del parco e poco tempo da dedicare ad un’undicenne scapestrata che si annoia un po’ troppo. Tania non lo racconta con così tante parole, semplicemente scrolla le spalle e poi ridacchia, “Certo che è stregata. È proprio questo il suo bello, no?”
Con un balzo salta sulla piccola ringhiera di legno e, braccia aperte la percorre sinuosa come un gatto, prima di saltare giù con un piccolo balzo.
“Dentro ci sono i folletti, Alice.” Le strizza un occhio quando è abbastanza vicina.
Poi le prende la mano e la trascina dentro.
E in compagnia quella casetta non fa più tanta paura.
* * *
La casa nel parco non sembra più qualcosa di cui non fidarsi. Ha sempre i lati storti e gli angoli imperfetti, ma non sembra più uscita da una fiaba. Non sembra più costruita con marzapane, biscotto e cioccolata.
Le pareti sono mezze marcite, la pioggia ha corrotto il tetto, che ora è crollato in almeno due punti e il muschio ha preso possesso di quel poco che era rimasto.
Inoltre adesso la casa è molto più piccola.
No. Non è più piccola, ovviamente. È solo che lei non ha più dieci anni.
Se deve essere onesta, Alice non si aspettava di tornare in questo parco, non dopo così tanti anni - trentadue, dannazione, sono passati trentadue anni da quel giorno - e di trovare quel relitto ancora lì.
Ci aveva sperato, certo, perché era quello il punto dopotutto, no? Che la speranza è l’ultima a morire.
Quasi le sembra che la porta si possa aprire da sola come l’ultima volta - sono passati trentadue anni e se lo ricorda come fosse successo ieri - e Tania sbuchi fuori, come uno dei folletti dei boschi che speravano di trovare allora.
Avevano passato l’intera estate a cercarli, quei magici esseri misteriosi, da sole nel parco, tenendosi per mano e rifugiandosi nella casupola stregata - fatata - quando il sole picchiava troppo forte, a bere succo di frutta caldo.
Poi quando Tania era ripartita, le aveva scritto lettere, da ogni parte del mondo e, quando tornava, una volta ogni due anni, sempre in un nuovo completino sbrilluccicante, con un nuovo trucco da mettere in scena, passavano ogni istante del loro tempo libero insieme.
Alla casina però non ci erano mai tornate, troppo grandi e cresciute per visitare l’altare su cui si era cementata la loro decennale amicizia.
“Ti ricordi?” Alice chiede, e si maledice, perché ovviamente, no, lei non ricorda un accidenti.
“Cosa?” Tania alza gli occhi azzurri, leggermente acquosi e lucidi, verso di lei.
Alice si prende un attimo per mandare giù il groppo che si ritrova in gola - una bambina, è di nuovo una bambina. La sua migliore amica si è ridotta a questo.
Glielo aveva detto Alice, che era troppo vecchia, che a quarantadue anni avrebbe dovuto appendere la fune al chiodo.
Tania aveva sempre scrollato la testa, con la sua solita risata cristallina e aveva continuato a farlo finché la testolina non l’aveva picchiata contro una traversa, prima di essere raccattata dalla rete durante la sua ultima caduta.
E da allora non ricordava più nulla.
“Non ti ricordi proprio nulla?”
Tania scossa la testa, i riccioli rossastri sembrano danzare intorno al suo viso. “Mi ripeti chi sei, esattamente?”
Ci sono tante cose che Alice vorrebbe rispondere.
Non ne dice nemmeno una.