La linea sottile
Mar. 18th, 2020 08:58 pmCOW-T #10 - week 6, mission 3 (amore/odio - originale - safe)
901 parole
There's a grey place between black and white
But everyone does have the right to choose the path that he takes
(There’s a thin line between love and hate - Iron Maiden)
Ci sono ferite sulla sua faccia, lividi che scendono lungo il suo collo, tagli sul suo petto e sangue sulle sue mani.
“Dovevi proprio farmelo fare, non è vero?” Lei chiede e ha le lacrime agli occhi.
Come se servissero a qualcosa davanti a tutto l’onore e l’orrore.
Lui sputa a terra, una chiazza sanguinolenta sul terreno brullo e cerca di riprendere fiato, mentre la spada gli pende al fianco inutilizzabile - non con un braccio rotto, almeno. Lui non si decide a lasciare la presa però, quasi che tenere in mano quel peso, quella fonte di dolore per il suo osso fratturato, gli permetta di mantenere la presa sulla realtà.
Se la lasciasse cadere sarebbe come ammettere la sconfitta. E poi cosa lo tratterebbe dal cadere ai suoi piedi e chiederle l’oblio.
Tienimi ancora abbracciato, permettimi di accarezzarti i capelli e dimentichiamoci tutto questo, potrebbe dirle, perché sente ancora la sua pelle di porcellana sotto le dita, il calore della sua bocca e il profumo dell’incavo del suo collo.
Lei lo fissa e i suoi occhi di ambra sembrano quasi chiedergli lo stesso permesso. Quella strega.
Sa che non deve crederci, che è solo un altro trucco.
Arrenditi, sembrano implorarlo i suoi occhi, fatti prendere prigioniero e io intercederò per te.
Ma in guerra non ci sono intercessioni e lei, forse potrà anche crederci - Dei, quanto è stupido, ancora si aggrappa alla speranza che non fosse una trappola fin dall’inizio - ma lui sa benissimo che anche arrendendosi l’unica cosa che otterrà sarà la propria testa su una picca.
“Luc, ti prego. Fermati.”
Non va bene, no, no va bene affatto. Dovrebbe esserci paura e terrore nella sua voce, invece lei cerca di essere ragionevole, come se lui fosse un bambino che sta facendo i capricci.
Come se lei non gli avesse praticamente piantato una coltellata nel cuore.
‘Il nemico ha una spia e dovremmo essere bravi a scovarla. Non fidarti di nessuno,’ gli avevano detto, ‘quelle streghe, puttane dei demoni, possono corrompere chiunque’.
E lui era stato attento, perché certo c’era una spia e lui aveva una dannata paura di non riuscire a trovarla in tempo. Così si era confidato con Vianne, perché Vi era la sua migliore amica e i suoi occhi erano onesti e il suo sorriso accecante e lui l’aveva sempre amata.
Vianne lo aveva rassicurato e aveva lenito i suoi dubbi e quando lui era stato allo stremo, lo aveva abbracciato e Lui l’aveva baciata e Vi si era lasciata andare. Era stato dolce come il frutto che era il loro amore, lasciato a maturare per anni.
Luc aveva cominciato a sperare che quando la dannata guerra con le streghe sarebbe finita lui avrebbe potuto prendere congedo dal servizio attivo, ritirarsi come guardia di palazzo e sposarla.
Vianne aveva un sorriso strano quando aveva risposto che non ci sarebbe stato nient’altro che avrebbe desiderato di più. Stava mentendo anche allora?
No. La cosa che più faceva male era sapere che almeno allora - almeno in quello Vi era stata onesta.
‘Non c’è cosa al mondo che desidererei di più’. Se solo fosse mai stato possibile.
Lo aveva scoperto perché lei lo aveva salvato, di tutte le cose, una freccia solitaria, amica, scoccata da una recluta senza troppo allenamento che aveva mirato al paglione sbagliato e mandato la freccia a ramingo. Dritta nel petto di Luc.
Che morte stupida si era detto, mente il sangue gli impregnava la camicia e Vianne cadeva in ginocchio accanto a lui, disperata.
E poi era improvvisante seduto, la camicia insanguinata e bucata e il petto integro, senza nemmeno più quella vecchia cicatrice sul pettorale destro che si portava dietro da un allenamento finito male a sedici anni.
L’aveva lasciata andare. Che altro poteva fare? ‘Due ore di vantaggio. Non passare nemmeno per i tuoi alloggi.’
Lei era andata, voltandosi indietro solo una volta - Luc lo sapeva, ma aveva rifiutato di incontrare il suo sguardo, perché se lo avesse fatto, allora sarebbe crollato e le avrebbe giurato di dimenticare tutto.
Ma non poteva dimenticare affatto.
La sua stirpe aveva ucciso e sparso sangue, tributi da offrire agli spiriti perché garantissero loro la magia. Un prezzo troppo alto per gli esseri umani che avevano giurato di morire liberi se la morte fosse stata il loro destino.
Ecco a cosa l’aveva condotto la sua pietà. Avrebbe dovuto tagliarle la testa sul posto, ma lei gli aveva salvato la vita.
Gliel’aveva salvata solo per potergliela strappare oggi, sul campo di battaglia.
Lui si passa la spada nella mano sinistra, quella che non è mai stato in grado di usare per quanto allenamento facesse.
“Arrenditi tu, strega, e potrei concederti una morte rapida.”
Vianne scuote la testa. “Non farmelo fare, Luc,” lo implora.
Il sudore le incolla i capelli alla fronte, la sua fine acconciatura adesso risulta scarmigliata dal vento e dai movimenti bruschi della battaglia. Le sue mani brillano, un luccichio che nel suo amore cieco non ha visto, ma che è sempre stato lì.
“Mi hai mentito,” le dice, anche se non serve, perché uno dei due morirà ora.
“Ti ho protetto. Da te stesso. E ”
Luc scuote la testa, fa un passo avanti, la spada dritta di fronte a sé.
Lo sa. Solo uno dei due sopravviverà. E quello che alla fine rimarrà in piedi, si odierà tanto quanto lo odiava l’altro.
Luc carica e Vianne solleva le mani.