Riti funebri
Feb. 24th, 2021 11:41 pmUn lupo nella giungla non si era mai visto e forse c’era un motivo in fondo.
Legosi faticava a tenere il passo dietro a Gosha, sentiva grossi rivoli di sudore colargli tra il pelo e appiccicarglielo addosso. Il drago di Komodo invece era perfettamente a suo agio, ma che altro ci si doveva aspettare da un animale che tornava a casa, tra le fronde di felci basse e le chiome di alberi di teak?
“Sei sicuro che non ci siamo persi, nonno?”
Gosha aveva scosso la testa e poi aveva usato la coda per spazzare via un ramo che gli intralciava il cammino.
Legosi non si stava esattamente pentendo di essere andato - dopotutto era stato lui che aveva continuato ad insistere e insistere e insistere perché il nonno se lo portasse dietro nonostante l’espressione scettica che gli si era dipinta in viso. L’isola di Komodo, nell’arcipelago delle Piccole Isole della Sonda, non era un posto adatto ad un lupo, il clima non era adeguato e le zone civilizzate erano poche e in ogni caso loro non si sarebbero fermati nelle piccole zone edificate, dove gli animali tentavano di mantenere una minima sembianza di decoro. No, loro erano diretti nella giungla, nella porzione più scura e umida, pulsante e torbida, dell’isola. Era lì che viveva la famiglia di Gosha dopotutto ed era lì che sua sorella sarebbe stata sepolta ora che la sua vita era terminata, così come sarebbe stato quello il posto in cui Legosi avrebbe dovuto assicurarsi che Gosha fosse seppellito quando fosse giunta la sua ora. A casa.
Se solo fossero riusciti a trovarla, pensò Legosi, asciugandosi la fronte con l’avambraccio.
Il lupo era convinto che si fossero persi, nonostante Gosha si fermasse ogni dieci passi per alzare il muso all’aria e cercare di fiutare l’odore giusto, le sottili narici da rettile che fremevano alla disperata ricerca di una traccia.
“Da quanto tempo è che non torni in questa giungla?”
“Un po’.”
Decenni. Decenni, da molto prima che Legosi nascesse, quando sua madre Leano non era altro che una lupacchiotta in fasce. Non erano bei ricordi, non sicuramente del genere che Gosha avrebbe voluto condividere con il nipote.
I draghi di Komodo sapevano essere spietati come la giungla da cui erano originati, velenosi e crudeli quando volevano - e quelli che passavano un po’ troppo tempo nella giungla non ne uscivano mai intatti. Ma forse era giusto che Legosi lo accompagnasse, che si approcciasse a quel posto quando ancora Gosha era lì per aiutarlo a sopravviverci piuttosto che farsene mangiare vivo più avanti - perché Gosha non aveva dubbi che il nipote non si sarebbe limitato a spedire la sua salma e lavarsene le mani quando fosse stato tempo.
“Nonno? Penso di aver trovato qualcosa.”
Gosha si voltò e sì, davvero, vi era un passaggio tra quelle liane, una serie di rametti calpestati a formare un sentiero invisibile se non ad occhi attenti come quelli di Legosi. Il drago di Komodo gli fece cenno di restare indietro e si avventurò per primo, ampliando la strada con artigli e coda, scacciando insetti al suo passaggio.
Forse non era la strada giusta.
Forse era una trappola ingegnata da predatori più furbi di loro.
Legosi aveva ripreso a trotterellargli dietro, fradicio di sudore e ansimante, non esattamente l’apice della discrezione.
Ma poco importava perché al termine della pista si apriva uno spiazzo, spoglio di alberi e piante, ma non di animali.
Non era un a trappola.
Era molto peggio.
Erano arrivati.