Mar. 21st, 2020

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 Boku no Hero Academia

COW-T #10 - week 6, missione 4 

Prompt: Doppio POV + Memory loss 

Prompt di scorta: L1) Aurora - Into the Unknown, Idina Menzel 

Wordcount: 1622 (la canzone è esclusa dal wc) 




La luce che filtrava attraverso la stoffa della tenda era troppo forte. Bakugou sbattè le palpebre un paio di volte prima che i suoi occhi si adeguassero all’intensità della luce. 

Gli ci volle qualche istante per rendersi conto che la tela che era il soffitto era rossa come quella dei Guaritori e non di semplice iuta come la propria. 

“Ma che cazzo -?”

“Oh, Bakugou! Finalmente! Ti sei svegliato!” 

C’era Kirishima accanto al suo letto. Kirishima con l’espressione preoccupata, i vestiti puliti e una benda che gli fasciava il petto e l’avambraccio. 

“Che è successo?” 

Kirishima scosse la testa. “Non ti ricordi?” 

“No, cazzo. Se no non te lo avrei chiesto.”

“C’è stata una battaglia.” 

“Contro quel coglione di Shigaraki, sì, questo me lo ricordo. Gli stavamo facendo il culo.” 

“Ti ha colpito con qualcosa. Un incantesimo e…” 

“Sono rimasto ferito.” 

“Sì, ma…” 

“Ma?”
“Ti tenevi la testa, chiedevi cosa fosse, hai detto…” 

“Cosa cazzo ho detto Kirishima? Non tenermi sulle spine!” 

“Hai detto di sentire una voce nella tua testa.” 

“Mi pigli per il culo.” 

Kirishima negò col capo. “No, no. E se è vero…” 

Se fosse stato vero sarebbe stato il segno degli Eroi Promessi. 

Se fosse stato vero vero. 

Ma se fosse stato vero Katsuki avrebbe dovuto sentire quella voce nella testa fin da bambino. 

No, era stato solo un trucco di Shigaraki, quel figlio di puttana maledetto. 

“Ma figurati!” 

“Non la senti ora la voce?” 

“No! Sentimi bene, drago dei miei stivali, qualsiasi cosa mi abbia fatto quel mago da strapazzo l’effetto è finito.” 

“Sei sicuro?” 

“Non sento la voce. E poi sai bene quanto me, che non si sarebbe presentata a vent’anni, no?”

Kirishima si morse le labbra. “Potresti comunque tentare, no?” 

“Non dire cazzate.”
“Prova.” 

 

Svogliatamente, Katsuki pensò - Oi, c’è qualcuno?

“Visto, non è successo nient -” 

 

- Siano ringraziati gli dei, sei tornato!

Bakugou si paralizzò all’istante e davanti alla sua faccia quasi terrorizzata Kirishima quasi saltò in piedi. 

 

- Chi cazzo sei?
- Devi venire qui!

 

- Non devo fare proprio un accidenti. Dimmi chi sei?

 

- Non… non ti ricordi?

 

- Sono stanco che mi facciano questa domanda. Ti ho chiesto chi cazzo sei?

 

- Kacchan…

No, quello non era il nome della persona dall’altra parte. In qualche modo Bakugou sapeva quello era il suo nome. Ma come faceva l’altro a conoscerlo?

 

- È passato così tanto tempo dall’ultima volta…

 

- Noi… ci siamo già parlati?

 

- Per tutta una vita. 

 

- Perché non mi ricordo di te?
- Non lo so. Sono anni che taci, poi ieri sei tornato e… quando sei sparito di nuovo, io…

La voce tacque, Katsuki potè quasi percepire fisicamente le lacrime che gli stavano sgorgando dagli occhi, quasi che il ragazzo misterioso fosse in piedi di fronte a lui.  

 

- Non può essere quello che penso… È un trucco. Sei solo nella mia testa! 

Il ragazzo gli inviò un’immagine, un bosco. Riconobbe la radura come qualcosa di familiare, ma non abbastanza specifico. 

 

- Non sono solo nella tua testa. Sono qui. Vieni. 

Katsuki strinse i denti, combattuto. Era stupido. 

Era una trappola. 

 

- Vaffanculo, Non verrò. 

- Come vuoi.  

Ci fu solo un singhiozzo. 


 

* * * 


 

Are you here to distract me so I make a big mistake?

 

Or are you someone out there who's a little bit like me?

 

Who knows deep down I'm not where I'm meant to be?


* * * 


Da quel momento, la voce tacque. Katsuki poteva sentire la sua presenza, come il ronzio di un’ape, sempre presente in sottofondo, ma non gli rivolse mai la parola. 

C’erano un miliardo di ragioni per cui avrebbe dovuto continuare a ignorarla, per cui non sarebbe dovuto andare. Un miliardo. 

È una trappola. È colpa di Shigaraki. È un solo un trucco per toglierlo di mezzo. 

Ma sarebbe potuta essere la verità.

Katsuki preparò la borsa, non sellò il cavallo, sarebbe andato a piedi - da quando Kirishima era diventato il suo drago non era più salito su uno di quegli stupidi equini, non era più abituato,  avrebbe soltanto rischiato di ammazzarlo o fargli rompere una zampa nel sottobosco. 

Si voltò indietro un’ultima volta volta ed ebbe un tuffo al cuore quando vide sua madre, dritta in piedi a pochi passi da lui. 

“Kirishima mi ha detto che senti una voce.” 

“Quel figlio di…” 

“Katsuki!”
“Che c’è?”
“Lo ha fatto per te.” 

“Sì, fanculo lo so, ma gli avevo chiesto di tenere la bocca chiusa.” 

“Speravo che non tornasse.” 

“Cosa?”
“La voce. Speravo che non tornasse. Che mandarla via sarebbe stato sufficiente.” 

“L’ho sempre sentita?” 

Sua madre annuì e Bakugou si sentì come se avesse appena ricevuto uno schiaffo. “Come -? Perché -?” 

“Abbiamo dovuto. Non eri pronto, avevi dieci anni e volevi andare a fare il culo al Signore Oscuro. TI avrebbe ucciso con la stessa facilità con cui avrebbe schiacciato una mosca. Non volevi aspettare e…” 

“E avete sigillato via la voce e me l’avete fatta dimenticare.” 

“Sì.” 

Bakugou si vide, dieci anni e tutta la sicumera e l’incoscienza di un ragazzino. “Avete fatto bene. Adesso posso andare a fargli il culo davvero.” 

Mitsuki sorrise, triste. “È tutto tuo.”  

E Bakugou l’abbracciò, prima di lasciare il campo. 


 

- - - 



 

- Oi, c’è qualcuno?

Izuku quasi balzò in piedi. 

“Che succede? Senti di nuovo la sua voce?” Chiese Uraraka, inclinando la testa nella sua direzione, ma Izuku le fece un cenno con la mano, chiedendole silenzio. 

 

- Siano ringraziati gli dei, sei tornato!

Katsuki era tornato. A Izuku quasi sarebbe venuto da piangere. 

Erano anni che la voce nella sua testa taceva. 

Izuku aveva creduto fosse morto, ne era stato dannatamente convinto nonostante All Might avesse cercato di convincerlo del contrario. Ma il fatto era che Kacchan si era messo in testa che sarebbero dovuto andare a cerca il All for One e ucciderlo, nonostante fossero solamente bambini e quando Izuku aveva provato ad obiettare, quello lo aveva insultato e aveva smesso di parlargli. 

Dopo qualche giorno però era completamente sparito, nemmeno il ronzio di sottofondo che lo aveva accompagnato per tutta l’infanzia c’era più, e Izuku aveva temuto che Kacchan avesse deciso di affrontare il Signore Oscuro da solo e fosse stato ucciso. 

Il giorno prima però la voce era tornata improvvisamente. Prima il ronzio, poi qualche parola strascicata e infine il dolore. 

Izuku non sapeva cosa fosse accaduto, ma Kacchan aveva reagito come se non avesse idea di che cosa ci facesse la voce di Deku nella sua testa. E di fatti…

 

- Chi cazzo sei?
- Devi venire qui!

Izuku avrebbe forse dovuto dargli più tempo, ma in quel giorno di assenza gli scagnozzi di All for One avevano devastato un villaggio e adesso più che mai era tempo che loro si unissero per  sconfiggere quella minaccia. 

 

- Non devo fare proprio un accidenti. Dimmi chi sei?

 

- Non… non ti ricordi?

Izuku sapeva che con tutta probabilità quello era il caso - dei alati, era abbastanza intelligente per fare quel semplice ragionamento! - eppure non aveva potuto fare a meno di sperare che una volta che la sua voce avesse parlato di nuovo sarebbe stato per salutare un vecchio amico e organizzare una strategia. 

 

- Sono stanco che mi facciano questa domanda. Ti ho chiesto chi cazzo sei?

 

- Kacchan…

Izuku lo pregò, cercando di fargli tornare alla mente qualcuna delle loro vecchie conversazioni, piene di quei soprannomi segreti che si erano dati un tempo. Izuku quasi si sarebbe aspettato di sentire l’altro chiamarlo Deku ora, ma èera abbastanza realista da sapere quanto fosse una speranza futile.

 

- È passato così tanto tempo dall’ultima volta…

- Noi… ci siamo già parlati?
Anche l’ultimo briciolo d

 

- Per tutta una vita. 

 

- Perché non mi ricordo di te?
- Non lo so. Sono anni che taci, poi ieri sei tornato e… quando sei sparito di nuovo, io…

Izuku percepì le lacrime scivolargli lungo le guance, il suo dolore e il suo sollievo che filtrava attraverso il contatto mentale. 

 

- Non può essere quello che penso… È un trucco. Sei solo nella mia testa! 

Izuku sentì il rifiuto, il panico ai bordi della sua mente, e cercò di tranquillizzarlo. Il bosco dove abitava era vero, concreto. L’immagine si formò nel suo cervello, realistica abbastanza perché potesse convincere l’altro che non fosse un’illusione. 

 

- Non sono solo nella tua testa. Sono qui. Vieni. 

Dall’altro lato Kacchan tentennò. Il dubbio, l’incredulità, la paura… Tutto passava attraverso il loro contatto mentale 

 

- Vaffanculo, Non verrò. 

- Come vuoi.  

Ci fu solo un singhiozzo. 


* * * 


 

I'm sorry, secret siren, but I'm blocking out your calls

 

I've had my adventure, I don't need something new


 

* * * 


Izuku tacque. 

D’altronde non c’erano parole che avrebbe potuto usare per convincerlo di alcunché. Ma era sempre stato così con Kacchan. 

Se solo la minaccia di All for One non fosse stata così incombente, Izuku avrebbe anche potuto accontentarsi di quel nuovo contatto. Anche solo percepire la sua presenza in quel momento sarebbe stato sufficiente, quel rassicurante pulsare ronzate, quasi come un gatto addormentato che faccia le fusa. 

Ma Izuku non aveva tempo da perdere. All Might stava esaurendo le forze e presto sarebbe toccato a lui prenderne il posto, che Kacchan fosse al suo fianco o meno. Izuku si era preparato tutta una vita a questo momento e lo aveva fatto credendo davvero che Bakugou fosse morto.
Poteva farcela. Non lo avrebbe pregato di tornare. 

Dei alati, quanto avrebbe voluto che Kacchan fosse di nuovo al suo fianco, però. 

 

- Hey. 

 

- Kacchan?

 

- Dove cazzo è il tuo bosco di merda?

 

- Cosa?

 

- Abbiamo un Signore Oscuro da ammazzare, no? Non fare l’inutile Deku. Dimmi se sto andando bene! 

L’immagine mentale di un paio d’alberi prese forma davanti ai suoi occhi sovrapponendosi a quello che stava davvero vedendo e facendogli venire un capogiro. 

 

- Oi! È questo?

 

- È questo. 

 

Izuku sorrise, gli cuore che gli batteva a mille nel petto.  - Ti sto aspettando. 

E dall’altra parte, potè percepire la stessa trepidazione di Kacchan. 

 

Odi et amo

Mar. 21st, 2020 08:43 pm
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 Boku no Hero Academia, BakuDeku 

COW-T #10 - week 6, missione 5

Prompt: Odi et amo

Prompt di scorta: W1) Femslash 

Note: genderswap

Wordcount:  310





 

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. 

 

Nescio, sed fieri sentio et excrucio. 


Bakugou Katsumi ha un problema. Beh, oddio, in realtà di problemi ne ha parecchi, ma la sua migliore amica fin dall’asilo è il principale. 

Saranno gli ormoni che le circolano in corpo e che la rendono più esplosiva della glicerina che si accumula sulle sue mani, sarà che Izumi, quella Deku di merda, sembra essere sbocciata durante l’estate. È sicuramente più alta di almeno dieci centimetri e modellata come una dannata statua greca di Afrodite. 

E per di più è esattamente seduta nel banco dietro di lei, in una classe dentro la quale non sarebbe mai dovuta entrare.

“Kacchan…” 

“Taci!” Katsumi sibila, senza degnarla di uno sguardo e può quasi sentire i suoi occhi affondargli nella nuca. 

E solo certe volte le cose che le si agitano nel petto sono… troppe e lei non riesce a farsene una ragione. Perché diamine deve starle sempre addosso, quella deficiente? Perché non può lasciarle vivere la sua vita, per una volta? 

Perché deve essere sempre Kacchan questo e Kacchan quello e Kacchan, Kacchan, Kacchan

Katsumi vorrebbe afferrarla per il bavero della giacca e sbatterla contro il muro, chiederle che cazzo vuole dal lei e chiuderle quella dannata bocca una volta per tutte. 

“Perché sei qui?” Le chiederebbe, “Come hai fatto? Da quando hai un quirk, eh?” 

Non ha idea di cosa Izumi le potrebbe rispondere, ma già la vede, tremante e rossa di imbarazzo, mentre balbetta qualcosa o mette in moto uno dei suoi soliti monologhi interiori che le sfuggono sempre a fior di labbra e che fanno imbestialire Katsumi e le fanno venire voglia di morderle le labbra e riccacciarle le parole in gola con la lingua. 

Merda. 

“Kacchan…”

“Che cazzo vuoi, Deku?” 

“Possiamo parlare dopo?” 

Katsumi stringe i denti e lascia uscire uno sbuffo seccato. “D’accordo. Hai parecchie cose da spiegare.” 

E poi forse le cose andranno come le ha immaginate. 


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Attack on titan, Eren/Levi

COW-T #10 - week 6, missione 5

Prompt: Preaterita mutare non possumus

Wordcount:  


Eren lo vede per la prima volta - la prima volta in questa vita - appoggiato al bancone della caffetteria. 

Levi

Non sa come lo sa - ma è certo che quello sia il suo nome. 

Deve fermarsi un istante perché il cuore gli tambura in petto e vede l’uomo davanti a lui volare nell’aria, appeso a un filo, una spada in ogni mano. 

Levi

L’uomo solleva lo sguardo, osserva la stanza con aria disinteressata. Eren rabbrividisce, l’aspettativa che gli monta nel petto, ma gli occhi di Levi non si spalancano in riconoscimento, lo vedono, registrano la sua presenza - perché Eren immagina, Eren sa, che il capitano è un uomo attento - ma passano oltre. 

Eren sospira, si sgonfia come un palloncino bucato, e cerca di nascondere la delusione sul proprio volto. 

Infilando il blocco per gli ordini nella tasca del grembiule, il ragazzo gli si avvicina. “Come posso servirla? Una tazza di caffè?” 

Eren non lo ha mai visto prima - non in questa vita -, non gli ha mai parlato prima - non in questa vita - ma sa esattamente quale sarà il timbro della sua voce - conosce pure la sensazione della sua pelle sotto le dita, il gemito strozzato, la piega della mascella contratta mentre Eren gli ricuce una taglio sul fianco. 

Eren quasi scossa la testa per scacciare il pensiero, ma si trattiene perché il capitano Levi ora lo sta guardando con quei suoi occhi freddi e penetranti che lo fanno arrossire. 

“Ci siamo già visti da qualche parte?” Levi chiede ed Eren sgrana gli occhi, un leggero panico che si impossessa di lui. 

Non crede sia appropriato far sapere a chiunque sia l’uomo che probabilmente ha soltanto l’amico di un cugino che assomiglia particolarmente ad Eren - o che al massimo potrebbe aver appena cercato di rimorchiarlo con la frase più scontata e banale dell’universo - dei suoi problemi mentali.
Certo, signore, ci siamo conosciuti in un’altro universo, pieni di orribili mostri giganti interessati soltanto a uccidere e distruggere e della cui razza io facevo parte. Effettivamente lei mi ha salvato la vita pestandomi a sangue davanti ad un’intero tribunale e successivamente io potrei o meno aver sviluppato un’insalubre cotta per lei che però non mi ha poi impedito di mettermi a trafficare alle sue spalle, fingendo di essere in combutta con mio fratello, cosa che incidentalmente ha portato alla sua morte, ma ehi, sono cose che succedano, ora metta giù il telefono e non chiami lo psichiatra, ecco la sua tazza di caffè, grazie. 

“Io - Io - Non che io sappia, no, non credo,” Eren balbetta e Levi inclina la testa con sguardo indagatore. 

Qualsiasi cosa stia cercando, non deve averla trovata, perché schiocca le labbra, con disappunto. “Deve essere stato in un’altra vita, allora.” 

Eren si sta per sentire male. 

O questo è il più mediocre e scialbo tentativo di rimorchio nella storia dell’umanità oppure… ma è follia. Non può che essere follia. 

“Deve essere stato senz’altro così, capitano.” 

La testa di Levi si volta di scatto e i suoi occhi si assottigliano. 

“Lo sapevo.” 

Lo schiaffo gli arriva, secco e doloroso. Sa di meritarselo, dopo tutto quello che ha fatto  

Sulla sala cala il silenzio, i pochi avventori ancora in sala sono shockati. 

Einrich, il suo collega, esce dalla cucina in tutta fretta, pronto ad aiutarlo, quando Levi afferra il bavero della sua maglietta, tirandolo verso di sé. Eren si prepara ad essere picchiato, la pelle gli brucia ancora dove il capitano l’aveva colpito la prima volta, il bancone che gli si pianta nello stomaco. 

Il capitano Levi gli chiude la bocca con la propria ed Eren sgrana gli occhi. Questo… questo non se lo aspettava. 

Tra lo scoprire che i suoi ricordi sono reali e non solo sogni e l’aver trovato qualcun altro nella sua stessa situazione, questo bacio non dovrebbe essere la cosa più stupefacente della giornata. 

Eren ha davvero qualcosa che non va. 

“Sei un coglione, Jaeger,” il capitano gli sussurra contro le labbra, “Siamo morti per colpa tua.”

“Lo so.”

“Ma non ti dispiace.” 

Eren stringe le labbra e scossa la testa. Ha fatto quello che doveva. 

Il passato non si può cambiare. 

Ma il futuro è tutto da scrivere. 

“Quando stacchi, Eren?” 

“Tra un’ora, Levi.” 



 

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 Devilman Crybaby, Akira/Ryo 

COW-T #10 - week 6, missione 5

Prompt: Abyssus abyssum invocat

Wordcount:  


La pelle di Ryo è candida e immacolata. Bianca come la neve e altrettanto pura.  

Akira vi affonda i denti, morde, non abbastanza da spillare sangue, e Ryo si lascia scappare un versetto che gli va dritto al cazzo. 

Akira solleva lo sguardo, la bocca aperta in un sorriso che mette in mostra la chiostra di denti aguzzi e incontra gli occhi di Ryo, freddi e glaciali, azzurri come il cielo d’inverno. 

“Se devi stare tra le mie gambe e mordere puoi anche smetterla,” 

Ryo sembra una bambola, adagiato sul letto com’è, puntellato su un gomito quasi si sia messo in posa, porcellana finissima e intonsa. Se non fosse che adesso sulla sua coscia c’è un segno rosso e l’impronta dei denti di Akira. 

Si stupisce, spesso di quanto velocemente Ryo guarisca, quanto in fretta i segni che Akira lascia sul suo corpo si riassorbano, quasi non siano mai stati lì. 

Akira morde ancora, un altro segno rosso che domani non sarà più lì, poi prosegue verso l’alto, sempre mordendo, leccando. Costruisce un percorso, rosso e bianco, sul suo corpo, lungo il suo torace, il suo collo, la sua bocca - e Ryo glielo lascia fare, gemendo quando Akira spilla sangue. 

È duro, talmente duro da fare male e Ryo lo prende dentro, lo accoglie, quasi senza preparazione. Quasi che il dolore sia parte integrante di quello che stanno facendo. 

“Vuoi darti una mossa?” Ryo lo prende in giro e Akira ringhia, aggrappandosi con le unghie e con i denti alle ultime vestigia di controllo per non lasciare che Amon prenda il sopravvento e si lasci andare, per non ridurlo a uno straccio, una poltiglia umana con un buco dentro cui si sbatte senza remore.

“Avanti! Scopami!” 

“Merda, Ryo! Ma ti piace proprio soffrire?” 

Ryo ridacchia. “Sì.” 

Amon ruggisce nel suo petto e Akira chiude gli occhi. 

Ryo sarà la sua morte. 

 

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