Fandom: Originale
Ship: None (Morte + OC)
Rating: SAFE
Wordcount: 567
Prompt: Buona sera. Probabilmente tua madre merita di morire. (Gl incubi di Hazel, Leander Deeny)
Challenge: COW-T #9
Dire che ha avuto una giornata di merda sarebbe un eufemismo, ma la Morte non ha proprio il beneficio di potersi prendere una pausa.
Spostando la falce dalla destra alla sinistra, dove sta ancora tenendo la lista un po’ spiegazzata, suona al campanello.
“Buona sera” dice al ragazzo che gli apre la porta. “Probabilmente tua madre merita di morire -” comincia, ma poi i fogli le cadono a terra e dannazione, perché tutte a lei, perché proprio oggi.
“Cosa?”
Chinandosi per raccogliere la lista di carta - non è più abituata, dannazione era così comodo il palmare con le indicazioni - quasi dà la falce in testa al ragazzo. No, no, così non va, lui non lo deve mica raccogliere, al contrario di sua madre. Forse.
“Scusa, abbiamo avuto un guasto e siamo dovuti tornare alla vecchia carta e penna. Non è che tua madre è in casa per sbaglio?”
“È uno scherzo? Halloween è già passato ed è ancora presto per Carnevale.”
“Ah, cosa -? No, no, niente scherzo. Sai, mi serve sapere qualche informazione, per sapere se almeno sto andando a cercare la giusta Dorothy Taylor. Sai, non ci farei proprio una bella figura se portassi nell’aldilà la donna sbagliata, giusto?”
Il ragazzo inarca un sopracciglio.
“Troppe scartoffie, non ce la caviamo bene con i resi, l’ultima volta che c’è stato un disguido hanno fondato una religione.”
A questa il ragazzo ride - ride! Come si permette di ridere in faccia alla Morte! Per tutti gli Dei mai inventati, il tristo mietitore deve fare paura, non far ridere! - e la Morte valuta seriamente se non raccogliere anche la sua anima, così, per sport. Dopotutto gli incidenti accadono. Il ragazzo potrebbe avere una rara cardiomiopatia mai diagnosticata e puff, morto stecchito sulla soglia di casa sua.
La Morte ha avuto una brutta giornata - no, brutta è un eufemismo - e le prudono le ossute mani dal desiderio di avere un po’ di soddisfazione.
“Senti, io ora non ho molto tempo da perdere. Devo sapere se tua madre è o non è Dorothy Taylor, 48 anni, parrucchiera, sposata con un certo Anthony Taylor e con una figlia -” Si interrompe perché - dannazione, non di nuovo - è evidente che abbia sbagliato casa.
“Tu non sei una figlia.”
Il ragazzo ridacchia - che ha questo tizio con il ridere? È una situazione seria questa, porca miseria! - e si passa una mano nei capelli.
“Yup, sono io.”
La Morte lo squadra. Questo piccolo e insignificante mortale la sta prendendo in giro?
“Cioè, sarò io.”
“Sarai?”
“Ho cominciato a prendere gli ormoni tre giorni fa.”
“Oh.”
“Già.”
Oh per tutte le divinità, fatelo - fatela smettere di sorridere come se il mondo fosse un posto bellissimo e la Morte non fosse sulla soglia di casa sua pronta a raccogliere sua madre.
Il che riporta la Morte al punto di partenza. Lei è qui per finire un lavoro.
“Dunque, tua madre?”
“Oh, sarà a piangere da qualche parte.”
“Prego?”
“Lei voleva il figlio maschio.”
“Ah.”
“Probabilmente se te la prendi adesso le risparmierai un sacco di sofferenze” la figlia scherza. E ok, alla Morte non piace essere presa per un pesce d’Aprile anticipato, ma in fondo può simpatizzare per gli esseri umani no?
“Vedrò cosa posso fare.”
O forse no. In fondo sua madre, più che meritare di morire ora come ora merita di vivere. Come punizione.