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[personal profile] danzanelfuoco
Fandom: American Gods

Rating: Safe

Challenge: COW-T, w3, m2

Prompt: Mitologia Slava

Wordcount: 818 parole 

Note: nella mitologia vera e propria le sorelle Zorya sono solo due, Zorya Utrennyaya e Zorya Vechernyaya, mentre la terza, Zorya Polunochnyaya è stata inventata da Neil Gaiman, e qui è stata mantenuta per continuity con il fandom a cui appartiene la fic. 




L’immortalità non era nei patti quando Shadow si era imbarcato nella non proprio chiarissima impresa di Mr. Wednesday. 

Ma a quanto pareva sopravvivere all’ascia di Czernobog aveva questo effetto collaterale.

“Viene a prendere un tè, ogni tanto” gli aveva suggerito Zorya Utrennyaya, la stella del mattino. 

“Ti aspetteremo volentieri,” aveva ribadito Zorya Vechernyaya, la stella della sera. 

“Potresti annoiarti parecchio nel prossimo futuro” gli aveva fatto l’occhiolino Zorya Polunochnaya, la stella della mezzanotte. 

Shadow aveva annuito ed era andato dritto per la sua strada, senza voltarsi indietro. 

All’inizio non aveva notato nulla di strano. 

Dopo essere uscito di prigione non poteva essere troppo schizzinoso con i lavori che riusciva ad ottenere, così si era trovato a girovagare da uno stato all’altro a fare bassa manovalanza per costruttori, traslocatori e datori di lavoro vari i cui contratti non duravano mai più di tre o sei mesi. 

A Shadow non importava. Non era esattamente come se avesse una famiglia da cui tornare, no?

Così era passato il tempo, calcolato sull’alternanza di lavoro e viaggi in autobus, e sole e neve e pioggia più che con orologi e calendari. Per di più dopo tutto quello che era successo, evitare la televisione era un’imperativo di sopravvivenza. Di telegiornali non se ne parlava neppure.

Alla fine era accaduto in una fattoria dell’Indiana.

“Amico, ti hanno fregato,” gli aveva detto il padrone che aveva bisogno di una mano solo per l’estate, riconsegnandogli la carta di identità. “La data di nascita è troppo irrealistica. Non posso farti a contratto, se il tuo documento è così palesemente falso, chiaro? Ci vado di mezzo con la finanza.” 

“Cos’ha che non va la mia data di nascita?” Aveva chiesto Shadow riprendendosi il documento e osservando la stessa data che lo aveva accompagnato per tutta la vita su tutti i suoi documenti.

Il fattore aveva riso. “Cos’è, sei qui illegalmente? I numeri dovresti riuscire a leggerli comunque, no? Secondo la tua carta dovresti avere circa 120 anni.” 

Probabilmente a quel punto l’uomo l’aveva preso per uno stupido, uno di quelli che da piccolo avevano battuto la testa cadendo dal seggiolone, perché a quel punto Shadow non aveva potuto fare altro che fissare la propria data di nascita con stupore e cercare di calcolare mentalmente quanti anni fossero passati dall’ultima volta che aveva avuto a che fare con essere immortali. 

“Senti, amico, io farò finta di non averti visto e non chiamerò la polizia o l’immigrazione o che so io, però tu te ne devi andare.”  

Shadow aveva annuito. 

Raccattare un giornale era stata la prima cosa a cui aveva pensato, ma trovarne uno ora che lo cercava era diventato impossibile. 

Dovresti guardare online, no? Gli aveva suggerito una vocina nella sua testa, ma Shadow si era rifiutato.
Niente tecnologia. Niente Lucy che si spoglia o che lo vuole uccidere. No. Decisamente no. 

Alla fine però se ne era dovuto fare una ragione e si era convinto a guardare un telegiornale, in un pub, mentre sorseggiava una birra, dando il fianco allo schermo per poterlo osservare solo con la coda dell’occhio. 

Facendo due calcoli, sì, si avvicinava il Natale. E lui presto avrebbe compiuto i suoi 122 anni. 

Ma che cazzo?

Era uno scherzo?

Eppure si sentiva sempre uguale. 

Merda. 

Non aveva misurato il passare del tempo, ma aveva comunque dato per scontato che un giorno guardandosi allo specchio con più attenzione del solito si sarebbe scoperto ingrigito e incanutito con le rughe attorno agli occhi e si sarebbe reso conto che erano passati vent’anni e che lui della sua vita poi in fondo non aveva fatto molto. 

Nel frattempo, fintato che fosse stato in grado di sollevare un divano e piantare un chiodo, avrebbe continuato a vivere la sua vita, senza preoccuparsi più di tanto. 

E ora improvvisamente si era ritrovato ultracentenario. 

Forse era ora di andare a prendere quel tè. 


* * *


“Ci hai messo più tempo di quello che ci saremmo aspettate a rendertene conto,” ridacchia Zorya Utrennyaya, la stella del mattino, posando il samovar sul tavolo. 

Shadow ne accetta una tazza da Zorya Polunochnaya, la stella della mezzanotte. 

“Potresti rimanere con noi, aiutarci nella nostra guardia,” Zorya Utrennyaya siede accanto a lui. “Zorya Vechernyaya è appena andata via, ma possiamo parlare anche a suo nome e, come noi, anche lei ne sarebbe felice.”

“Simargl non richiede molta attenzione di questi giorni, è debole tanto quanto noi,” sorride Zorya Polunochnaya. 

“Ma io non sono figlio di uno dei vostri Dei.”
“Però è uno dei nostri Dei che ti ha reso immortale,” la stella della mezzanotte gli prende una mano. 

“E i pantheon sono abbastanza deboli da potersi fondere,” la stella del mattino gli prende l’altra. 

“È già successo.”

“Sincretismo.” 

Shadow vorrebbe solamente bere il suo tè e avere una vita normale. 

Suppone che non fosse destinato ad averla fin dal principio. 

“Vuoi restare?” chiedono le due sorelle. 

 

E Shadow per tutta risposta stringe le loro mani. 


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