Know you all the way through
Fandom: Boku No Hero Academia
Ship: Bakugou Katsuki/Midoryia Izuku (pre-slash)
Rating: SAFE
Wordcount: 713
Prompt: Se ne stava ranicchiato fra due auto in sosta e aspettava il prossimo colpo cercando di coprirsi il volto (Romanzo Criminale, Giancarlo De Cataldo)
Challenge: COW-T #9, missione 2
Izuku se ne stava rannicchiato fra due auto in sosta e aspettava il prossimo colpo cercando di coprirsi il volto.
Gli sembrava di essere tornato alle medie, con Kacchan e i suoi amichetti che se la prendevano con lui, inseguendolo in giro per il parco, per le strade, terrorizzandolo con cosa avrebbero potuto fargli.
Non che gli facessero mai nulla.
Kacchan era molto bravo a parlare, con quel tono che gli faceva venire i brividi lungo la schiena, ogni sillaba che gli usciva dalla bocca che grondava cattiveria e Izuku un paio di volte aveva anche creduto che poi il suo (ex) migliore amico sarebbe arrivato a tanto.
Ma Kacchan sapeva molto bene dove tracciare la linea per terrorizzarlo e non gli aveva mai davvero fatto del male. Poteva capitare, certo, uno spintone troppo forte, dato in un momento di rabbia e Izuku si sarebbe ritrovato con un livido nel punto in cui il suo ginocchio aveva cozzato con il banco, ma Kacchan non lo avrebbe mai sistematicamente cercato per picchiarlo, per distruggerlo come stava facendo in quel modo, come se fosse il cattivo di un film dell’orrore.
“Vieni fuori, stupido Deku” la voce di Kacchan era intrisa d’ira, ma non era la stessa che Izuku gli aveva sempre sentito.
Izuku aveva fatto della sua vita prima di All Might una continua ricerca e analisi di ogni quirk che gli fosse mai capitato sotto gli occhi. Anche quello di Kacchan. Soprattutto quello di Kacchan.
Ma se Izuku dovesse essere onesto, gli interi quaderni - quelli non numerati, al di fuori della sua ben tenuta collezione ferma al numero 13 da quando aveva quattordici anni, perché Kacchan non era come tutti gli altri e meritava un suo spazio a parte - quei quaderni che aveva riempito di Kacchan, Kacchan e solo Kacchan, non riguardavano soltanto il suo quirk.
In un altra vita Izuku sarebbe stato un perfetto stalker, con tutti quegli interi capitoli dedicati all’analisi di come la sua nitroglicerina potesse interagire con la pelle umana di chiunque - un senza quirk, per esempio - in condizioni sudate in cui però Kacchan non volesse far esplodere nulla, condizioni che facevano arrossire Izuku fino alla punta dei capelli. E poi c’era stata quella volta in cui aveva usato un intero foglio protocollo per le distinzioni nelle tonalità di rosso nei suoi occhi: quando Bakugou era davvero arrabbiato o quando Katsuki faceva solo finta di esserlo o quando Kacchan, se pur raramente, lo guardava ancora come quando avevano quattro anni e nessuna preoccupazione al mondo.
“Deku!” La voce rabbiosa di Bakugou lo raggiunse di nuovo e, infilando la testa più a fondo tra le sue ginocchia Izuku cercò di costringersi a uscirne.
Quello non era Kacchan.
Qualcuno stava giocando con la sua mente e ci stava riuscendo parecchio bene.
Un terrore che non riconosceva come suo gli aveva invaso ossa e muscoli, paralizzandolo in una morsa ferrea che non riusciva a scalzare.
Ma diamine, era riuscito a rompere il controllo mentale di Shinsho una volta, non si sarebbe fatto fermare da uno stupido trucco.
Costringendosi ad alzarsi in piedi, lottando con ogni fibra del suo corpo contro le emozioni che gli erano state impiantate nel cervello, Izuku strinse i pugni, attivando quel poco di One for All che riusciva a gestire senza rompersi come un vaso di porcellana.
“Ah, eccoti qui, Deku!” Bakugou ridacchiò maligno prima di avventarsi contro di lui.
Izuku sapeva che quello non era davvero Kacchan - non lo era, no, ci assomigliava soltanto, ci assomigliava parecchio e no, lui non sarebbe riuscito a colpirlo nonostante tutto.
Ma doveva farlo comunque.
Quando Izuku riaprì gli occhi i suoi pugni erano andati a segno, il nemico a terra, Katsuki - quello vero - era lì a pochi passi di distanza a guardarlo stralunato, come se lo vedesse per la prima volta. Ai suoi piedi c’era quello che rimaneva del manichino che indossava il suo volto.
“Sapevo che non eri tu” disse Izuku. Come se lui avesse mai potuto ridurre Kacchan in quel modo, lui che Kacchan lo amava e si sarebbe fatto distruggere dall’altro - per l’altro - sotto quell’egida.
“Come potevi saperlo?”
“Tu non lo avresti saputo se fosse stato il contrario?”
Katsuki rimase in silenzio, per non essere costretto a dargli ragione.